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| LEGION |
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| Alan D.Altieri | |||||
Pagina 1 di 3 Sergio Altieri, in arte Alan D., è nato a Milano nel 1952 dove ha conseguito la laurea in ingegneria meccanica.Per molti anni è vissuto a cavallo tra gli Stati Uniti d’America e Milano. Scrittore, traduttore e sceneggiatore, nel 1981 pubblica il suo primo romanzo “Città oscura”, action thriller di ambientazione metropolitana, a cui farà seguito “Città di ombre” (prima edizione 1992).Dal 1983 al 1987 collabora con il produttore Dino de Laurentiis e lavora con varie mansioni ai film “Atto di forza”, “Conan il distruttore”, “L’anno del dragone” e “Velluto blu”. Nel 1992 il suo romanzo “L’Uomo Esterno” viene adattato e ne viene tratta una miniserie TV intitolata “Due Vite, Un Destino”, trasmessa da Mediaset. Nel 1995 esce il film “Silent Trigger”, la sceneggiatura è scritta interamente da Altieri, con Dolph Lundgren e Gina Bellman, thriller d’azione in cui sono evidenti i punti di contatto con la serie dedicata allo Sniper del SAS Russell Kane apparsa su Segretissimo della Mondadori e successivamente edita da TEA. Nel 1997 collabora alla realizzazione della mini serie TV in due puntate “La Uno Bianca” e sempre in quell’anno vince il Premio Scerbanenco con il romanzo “Kondor”, thriller bellico ambientato in un apocalittico futuro prossimo, che narra le vicende di un gruppo di soldati delle Special Forces impegnati in una cruentissima guerra per l’energia. Nel 2005 cambia coordinate temporali e pubblica il primo volume della trilogia a sfondo storico Magdeburg, intitolato “L’Eretico” a cui seguiranno nel 2006 “La Furia” e nel 2007 il capitolo conclusivo “Il Demone”. Accanto all’attività di scrittore Altieri porta avanti quella di traduttore. Nel corso degli anni traduce importanti autori quali Andy McNab, di cui traduce l’autobiografia, David Robbins e Stuart Woods. Traduce anche i primi due volumi del prologo della saga di Dune scritti da Brian Herbert e Kevin J. Anderson. L’opera più impegnativa, è probabilmente la traduzione delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” la saga fantasy di George R. R. Martin. Di notevole importanza e prestigio poi le traduzioni realizzate per i Meridiani Mondadori dei Racconti di Raymond Chandler e dei romanzi di Dashiell Hammett. Da marzo 2006 Altieri è consulente editoriale delle collane da edicola di Mondadori: I Gialli, Urania, Segretissimo, True Crime, Romanzi. Per i lettori che ancora non la conoscono può presentarsi in due parole? Qualcuno mi ha definito il “maestro dello spaghetti-thriller”. Francamente, preferisco vedere il mio lavoro come il lavoro di un narratore, punto è basta. La mia produzione rimane comunque incentrata sul genere thriller-avventura nei suoi multiformi aspetti: “Città Oscura”, “Città di Ombre” e “Ultima Luce”, sono hard-action metropolitani; “Kondor” è un intrigo bellico-futuristico; “Magdeburg”, il mio trittico ambientato durante la Guerra dei Trent’Anni, è per contro fiction storica avventurosa. In sostanza, scopo della mia narrazione è coinvolgere il lettore nelle situazioni generalmente estreme nelle quali colloco i miei personaggi. Ha qualche hobby o mania particolare che la può identificare col personaggio di cui ha scritto per questa antologia? Non posso dire che ci sia una vera e propria identificazione tra Russell Kane e me. Fatta esclusione per alcune componenti psicologiche che riguardano il passato del protagonista: la inevitabile ombra che ognuno di noi si trascina sulla coscienza. La sola analogia per così dire “pratica” tra personaggio e autore è l’attenzione alla tecnologia delle armi dal fuoco e alle tecniche di combattimento delle forze speciali. Attenzione puramente accademica nel caso dell’autore. Ritiene che aver scritto di Spy Story sia una novità rispetto ai suoi lavori precedenti? Assolutamente no. “Alla Fine della Notte”, il mio secondo romanzo, che pubblicai nel 1981 con l’Editore Dall’Oglio, è una spy-story dura e pura. Quasi trent’anni sono passati dall’apparizione di quel libro ma, al di là della scomparsa dell’Unione Sovietica, molte delle sue componenti e tematiche sono tuttora valide. Direi inoltre che i romanzi e i racconti della serie “Sniper” ricadano senz’altro nel genere spy-story, variante “combat” in quanto è presente molta azione commando. Ritiene che la Spy Story sia un genere un pò a se stante rispetto al giallo e al mistery o che sia legato a questi a doppia mandata? Ritengo che siano valide entrambe le angolazioni. La spy-story è in effetti un genere indipendente, ma è anche vero che i fenomeni della “ibridizzazione” e “contaminazione” dei generi diventano sempre più frequenti. Un esempio: l’ottimo romanzo di John Le Carrè “Il Giardiniere Tenace”, incentrato sulle malefatte delle multinazionali farmaceutiche, è un mystery-thriller o una spy-story? In sostanza, i generi basati sull’intrigo continuano, e continueranno, a compenetrarsi. Può raccontarci chi ha voluto e come è nato il progetto LEGION e come si è arrivati alla scelta degli autori coinvolti? La spinta di base viene dagli autori italiani di “Segretissimo”, anche se, quale editor della collana, ci ho messo senz’altro lo zampino. Oggi, l’ottanta percento di Segretissimo è formato proprio da italiani, alcuni dei quali lavorano sotto pseudonimo. L’idea di “Legion” è “gettare la maschera”. Con “Legion”, offriamo ai lettori un quadro quanto più completo possibile delle capacità narrative di un serie di autori al massimo livello della professionalità e della conoscenza del genere. Ecco quindi dieci racconti scritti appositamente per “Legion” in cui tornano i protagonisti fissi di “Segretissimo” e in cui gli autori “si rivelano”. L’antologia è presentata e completata da un documentato saggio introduttivo a firma dell’ottimo Fabio Novel, e da presentazioni, sempre di Novel, per ogni racconto e per ogni autore. In sostanza, un libro che è al tempo stesso campo di battaglia e testo analitico-critico. Può accennare, senza svelarne la trama, ai punti salienti del suo racconto che comparirà sull'antologia? Protagonista di “Joshua Tree”, il mio contributo a “Legion”, è Russell Kane, lo “Sniper” al centro dei tre libri pubblicati finora da “Segretissimo”. Alla fine di “Victoria Cross”, terzo romanzo della serie, si poteva presumere che Kane fosse perito nel regolamento di conti conclusivo. Ovviamente così non è. Kane è comunque uscito dal rogo di “Victoria Cross”. Ma si tratta di un Kane “diverso”, se possibile più acido, più chiuso, più metallico. Come Fabio Novel spiega molto bene nella sua presentazione, “Joshua Tree” si colloca in un “tempo narrativo” molto posteriore sia da “Victoria Cross” che dagli eventi che comporranno i due libri ancora a venire di quella che era stata concepita fin dall’inizio come una pentalogia. Tramontata l’ideologia, disgregata la politica, finiti gli eserciti, in “Joshua Tree”, Russell Kane è ormai un mercenario free-lance a tutti gli effetti. Welcome to the brave new (globalized) world of contractors. C'è una domanda sul progetto che non le è stata fatta alla quale vorrebbe rispondere? Più che una domanda, un invito al lettore di storie d’intrigo e di avventura: non perdete “Legion”. È la conferma che noi narratori italiani siamo bravi quanto i colleghi americani. Anzi: siamo più bravi!
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