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| I CORPI PRESENTANO TRACCE DI VIOLENZA CARNALE |
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| Gordiano Lupi | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Un serial killer colpisce a Perugia tra gli studenti universitari
e tre studentesse si ritirano in una casa di montagna per dimenticare gli ultimi efferati delitti. Purtroppo per loro vengono raggiunte da un’amica e anche dal serial killer che continua a uccidere fino a un finale sconvolgente, ricco di colpi di scena e tensione. Non è possibile aggiungere altro per non rovinare la visione allo spettatore che non conosce questo classico del thriller all’italiana. Uno dei migliori film di Sergio Martino che regge al passare degli anni e si continua a guardare con piacere. La storia è scritta e sceneggiata dall’ottimo Ernesto Gastaldi, autore di molti thriller, poliziotteschi e film fantastici di una memorabile stagione. Sergio Martino collabora alla sceneggiatura e dirige con bravura un film mai prevedibile e ricco di tensione. Giancarlo Ferrando è responsabile di una fotografia cupa che introduce al mistero, così come Guido e Maurizio De Angelis accompagnano con una musica ad hoc le scene di maggior tensione. Il montaggio di Eugenio Alabiso è rapido e serrato e contribuisce a creare un’atmosfera di continua suspense. Bravi anche gli attori, soprattutto le protagoniste femminili Suzy Kendall (Jane) e Tina Aumont (Dany). Se la cavano egregiamente pure John Richardson (attore feticcio del lacrima movie) e Luc Merenda (in un ruolo insolito da medico). Meritano una menzione anche la bella ma poco espressiva Carla Brait, che negli anni Settanta ebbe un momento di fuggevole notorietà, Roberto Bisacco, Ernesto Colli, Angela Covello, Carlo Alighiero e Vincenzo Crocitti. Secondo Piero Mereghetti “il film non vale certo per la storia e l’identità del serial killer si intuisce dopo dieci minuti”, ma non vi lasciate ingannare dal solito critico dal palato fino. La storia è ben scritta e lascia lo spettatore in una situazione di tensione sino all’ultima sequenza rivelatrice. Il film anticipa molte pellicole statunitensi sul tipo di Halloween e Venerdì 13 e possiamo definirlo come un capostipite italiano dello slasher movie. Le scene gore e splatter la fanno da padrone e ci sono uccisioni davvero ben realizzate che non sfigurerebbero in un film di Lucio Fulci. Ricordiamo l’omicidio di un merciaio che conosce l’identità del killer, ucciso da un auto in corsa che lo travolge più volte e ne sfigura il corpo. Da notare anche diversi sgozzamenti e depezzamenti di cadavere, praticati con un seghetto da falegname, che sembrano usciti da un film contemporaneo. La cosa migliore della pellicola è la suspense di tutta la seconda parte, quando si ingenera un meccanismo collaudato alla Dieci piccoli indiani e nella casa degli orrori restano soltanto l’assassino e una delle ragazze claudicante per un infortunio. Non c’è da meravigliarsi che il film abbia avuto un certo successo negli Stati Uniti, dove è stato distribuito con il titolo Torso e di sicuro ha rappresentato una valida ispirazione per i registi dello slasher. Un film da riscoprire e da vedere prima di esprimere giudizi affrettati, evitando di scrivere che il film “mostra una donna costretta a stare in casa per un impedimento e sa che nell’appartamento accanto c’è un assassino” (Marco Giusti – Stracult – Sperling & Kupfer). Non è questo il film. Al tempo stesso neppure si può ridurre un ottimo lavoro di thriller erotico a un paio di scene di amore omosessuale al femminile, che risultano appena accennate e subito sfumate. Ognuno ha i suoi gusti, ma il critico deve avere rispetto per lo spettatore.
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