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| TRE NOTTI IN NERO RICORDANDO LUCIO FULCI |
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| Gordiano Lupi | |||||
Pagina 1 di 3 Al Tago Mago di Massa è stato ricordato un grande regista come Lucio Fulci
, proiettando alcune pellicole scelte tra le migliori della sua produzione thriller e horror. Per l’occasione sono stati invitati alcuni critici, uomini di cinema che hanno collaborato con Fulci e la figlia del regista. Il dibattito, moderato da Gordiano Lupi (autore insieme a As Chianese di Filmare la morte, guida al cinema horror e thriller di Fulci edita da Il Foglio nel 2006), è stato seguito con partecipazione da un buon pubblico. Venerdì si è parlato di thriller e Lupi ha introdotto la figura del regista riassumendo una carriera cominciata come sceneggiatore e aiuto per Steno, proseguita girando film con Totò, musicarelli, comici, western crudeli, thriller e horror. “Lucio Fulci era una persona modesta che non credeva troppo nelle sue doti e secondo me è morto quando avrebbe potuto realizzare le cose migliori. Mio padre aveva bisogno di incoraggiamento per capire che il suo lavoro era importante. Tanta gente che valeva meno di lui raggiungeva il successo solo perché osava di più. Il suo carattere spigoloso lo ha sempre bloccato. Per me è stato un grande padre che pretendeva molto e dava continui stimoli. Ricordo che mi obbligava a vedere molti film importanti e dopo mi interrogava per capire se avevo seguito la trama. Ricordo molti suoi attori con affetto, ma soprattutto vorrei rivedere Tomas Milian, una persona davvero eccezionale” ha detto la figlia Antonella. L’attore Gianni Garko ha ricordato la sua esperienza da cattivo in Sette note in nero e il suo rapporto con Fulci. “Era uno che sapeva guidare gli attori, molto deciso sul set e attento a ogni particolare. Non è vero che fosse un uomo duro, con le donne era molto dolce e le trattava con ogni riguardo. Non amava i cani e i raccomandati. Soltanto con loro era molto inflessibile. Se Fulci non aveva stima di un attore trasformava il set in un inferno. Ho interpretato molti ruoli nel cinema, perfezionando soprattutto il personaggio di Sartana e del pistolero nel western. Purtroppo ho lavorato con Fulci solo in questo thriller che rivisto dopo trent’anni resta ancora godibile. Il critico Paolo Albero (autore de Il terrorista dei generi, Un mondo a parte, 2005) ha approfondito il discorso sul thriller affermando che “Fulci si spingeva sempre oltre, dove gli altri registi si fermavano e il suo tratto distintivo è sempre stato il gusto per l’eccesso”. Il critico Antonio Bruschini ha parlato del bambino nel cinema di Lucio Fulci. “Non si sevizia un paperino è una pellicola emblematica. I bambini non sono esseri innocenti, ma persone reali, con vizi e difetti. Peccano, commettono errori e vengono puniti da un killer che si scopre soltanto in un finale imprevisto”. Il cinema di Lucio Fulci merita una rivalutazione, che solo in parte è arrivata per merito di Tarantino e della cinematografia USA. “Dobbiamo rivalutare i nostri autori in Italia, senza farci condizionare dalle affermazioni d’oltreoceano. Per me ha più valore una lettera di stima scritta da un ragazzino italiano che tante parole pronunciate da registi statunitensi” ha aggiunto Antonella Fulci. La prima serata si è conclusa con la proiezione dei thriller Sette note in nero, Non si sevizia un paperino e Una lucertola dalla pelle di donna. |
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